CYCLINGO, COME NASCE


Molti di voi avranno, almeno una volta nella vita, pensato di mollare tutto e andare via lontano. A me è capitato.

Chi perché il lavoro lo ha stufato, chi perché la moglie l’ha tradito, chi perché non vuole più pagare le tasse, chi semplicemente perché si è rotto le palle della solita vita.

#Ricominciodazero #libertà #mollotutto #viverepervivere #eco-sostenibile #biologico sono solo alcune delle parole che si leggono di più sul web.

In tanti, troppi decisamente, siete a raccontare ogni giorno le vostre storie sul web di avventurieri squattrinati che partite per i luoghi più remoti del pianeta (che poi in realtà il 90% di queste persone finisce in uno dei paesi del sud est asiatico).

Poi la transumanza continua in luoghi come l’Australia (se siete giovani belli e capaci) oppure il sud America (se siete vecchiotti con la pancia e qualche vizietto).

Il mio tono è così aspro perché, lo ammetto, ho invidiato quelli che ce l’hanno fatta. E invidio quelli che hanno 20 anni e devono ancora capire cosa fare nella vita.

Se potessi dare loro (ai ventenni) un consiglio, direi sicuramente: Viaggiate!

Ma voglio dare un consiglio anche a chi, come me (cioè over 30), si è sentito anche solo per pochi minuti privo di quel potere divino, che in realtà ognuno di noi detiene sin dalla nascita, ovvero di fare ciò che si vuole della propria vita.

Il consiglio è sempre lo stesso, Viaggiate!! ah, se potete fatelo in bicicletta! Non importa quanto come e dove, l’importante è viaggiare e farlo nel modo più libero possibile, quindi in bicicletta.

Vi spiego come sono arrivato a questa complicata soluzione.

Ho 35 anni, dirigo l’azienda di famiglia, ho una casa tutta mia, il mutuo da pagare e un forte senso di appartenenza alla terra dove sono nato e piantato le ‘radici’. Ho passato una vita a vestire i panni del bravo ragazzo (che sono), sono cresciuto nella famiglia modello, primogenito, diplomato con il massimo dei voti e laureato nella stessa università del padre. Pronto per entrare nell’azienda del padre, per seguirne le gesta, fino a che morte non ci separi.

Il mantra del mollare tutto, scappare e ricominciare da capo, è in costante ripetizione nella mia testa. Quella voce, ogni giorno mi urla da dentro e mi dice che vivere altrove o in viaggio sia la cosa migliore da fare.

Sarà, l’irrequietezza, la stessa che mi dice e spinge a voler partire per il mondo. a dirmi anche che, Riki, faresti una cazzata, forse le “comodità” che ti sei costruito sino ad oggi hanno senso di esistere.

E’ proprio così, e poi ho sempre sostenuto di essere  “quel bravo ragazzo, un’etichetta che porto anche con orgoglio e, si sa, i bravi ragazzi non mollano tutto per scappare dall’altra parte del mondo.

Complice la crisi dei 33 anni, che nel mio caso non tarda ad arrivare, capisco che qualcosa non va, e quel dilemma, quel contrasto esistenziale, quella voce, continuano a rimbombare nella testa.

Cerco in tutti i modi di ritrovare la serenità, di impormela. Applicando quei semplici concetti induisti del vivere qui e ora per capire l’essenza della vita.

Mi sorgono spontanee alcune domande:

è realmente quello che voglio? Realizzarmi in una sola famiglia, in una sola città, in una sola casa, in un solo luogo di lavoro? Mi accontento della sola etichetta del bravo ragazzo?

La mia risposta a queste domande è stata ovvia, NO.

Ma cercando di rispondermi in modo più costruttivo mi sono poi chiesto:

come posso soddisfare  questa voglia di viaggiare ed esplorare il mondo? e l’istinto di vivere come un vero nomade?

come posso soddisfare la Voglia di emozioni forti? e per emozioni forti intendo, ad esempio, un tramonto di mezzanotte in Islanda o un attraversata in solitaria dell’atlante marocchino.

Come posso conciliare questa “fame” di avventura e selvaticità con il ruolo del bravo ragazzo?

La risposta che mi sono finalmente dato è: VIAGGIARE IN BICICLETTA! o meglio:

Io voglio esplorare il mondo. E poi aggiungo, io voglio esplorare il mondo in bicicletta.

La bicicletta appunto, la mia prima amica fidata seconda solo a mia moglie. Con la mia bicicletta ho percorso tanta strada sin dalla tenera età. Mai mi sarei immaginato potesse rappresentare un giorno il mezzo ideale per viaggiare, e per sentirsi rinascere. E il tutto conciliando anche la mia vita privata e professionale.

Viaggiare in bicicletta è viaggiare liberi, vivi e nomadi, viaggiare in bicicletta vuol dire non inquinare e viaggiare lentamente, viaggiare in bicicletta è il sogno ad occhi aperti. Viaggiare in bicicletta vuol dire quindi, anche, essere un bravo ragazzo.

CICLOTURISMO IN ISLANDA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *