IN ISLANDA IN BICICLETTA TRA VENTO, FIORDI, VULCANI E PECORE


IN ISLANDA IN BICICLETTA – 1° Tappa: Aeroporto Keflavik – Mosfellsbaer

KM PERCORSI

70,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

100,00 

La sveglia è di quelle che ti sconvolgono la giornata. Quando suona prima delle 4 è una tronata in testa che porti con te tutto il giorno. Se poi ti aspetta una lunga e faticosa giornata vivi quello strano effetto di aver vissuto due giorni in uno. Complice anche il fatto che quando decollo da Gatwick non è ancora sorto il sole e quando atterro a Reykjavik mi sento così distante da casa, che sento già nostalgia.

Atterro in Islanda in una tipica giornata islandese di fine Luglio, che è come una tipica giornata di fine novembre in pianura padana. Sento di aver sbagliato qualcosa, giorno, mese, anno e mondo.

La brevissima nottata trascorsa in albergo, tra le braccia di mia moglie e in un letto caldo, gli ultimi viaggi in bici tra costa ligure e costa azzurra accompagnato dal canto delle cicale, mettono ancor più alla prova il mio coraggio. 

MA CHI ME L’HA FATTO FARE DI VENIRE IN ISLANDA IN BICICLETTA?

Uscito dal terminal trovo il bike pit davanti a me, in pratica un container attrezzato come un’officina ciclistica che permette di rimontarsi con calma e soprattutto riparato dal vento e dalla pioggia, la propria bicicletta. La Cannondale è arrivata sana e salva. Impiego tempo per sistemarla, complice la svogliatezza, sono anche indeciso se prendere l’autobus per il centro della capitale, mi farebbe risparmiare ca. 50 km di statale, ma un timidissimo orgoglio personale mi convince a pedalare subito .

IL BIKE PIT – AEROPORTO DI KEFLAVIK

Attorno all’aeroporto la terra è ricoperta di sassi neri sparpagliati qua e là su un manto erboso color verde smeraldo.

Inizio a pedalare e mi sorpassano pullman, pulmini, fuoristrada con ruote giganti, piove. Povera Islanda penso, così presa d’assalto dai turisti di tutte le nazionalità, non me l’aspettavo. Incrocio gli sguardi di persone che forse non sanno nemmeno cosa ci sono venuti a fare in Islanda. Ma forse nemmeno io lo so. 

Sperimento già dai primi km le condizioni meteo tipiche islandesi, vento, pioggia costante e temperature tra i 10 e i 15 C°.

La mia prima tappa avrebbe previsto deviazione per la Laguna Blu passando poi per Grindavik nella regione di Sudurnes e il lago Kleifarvatn, ma considerando l’ora e il meteo preferisco proseguire per la capitale.

A Reykjavik ritorna il sole, canto a polmoni aperti e mi scaldo, pedalo tra le tante piste ciclabili che utilizzano i pendolari, gli unici ciclisti autoctoni di quest’isola. Reykjavik è una città moderna e anonima, preferisco continuare per raggiungere il primo campeggio fuori città.

La Ring road è troppo trafficata, fortunatamente fino a Mosfellsbaer la evito grazie alle piste ciclabili. Il campeggio qui è veramente tranquillo, si affaccia su una baia e non pago il biglietto, complice il fatto che nessuno dei gestori si farà vivo durante la mia permanenza.

La mia serata trascorre osservando il sole che non riesce a scendere oltre l’orizzonte, fino a che la stanchezza la vince su tutto.

Inizio a capire qualcosa di questa Islanda, terra di vento, acqua, ma anche un sincero sole. Mi addormento sapendo che dal giorno dopo si farà sul serio.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 2° Tappa: Mosfellsbaer – Borgarnes

KM PERCORSI

100,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

470,00 

Mi sveglio sotto un cielo grigio ma la voglia di viaggiare è tanta. L’impatto con il clima e con le strade trafficate mi aveva demotivato un po’ ma inizio a sintonizzarmi con il mio spirito d’avventura. Sento che le cose d’ora in avanti andranno sempre meglio.

Il ragazzo che mi serve acqua calda al distributore del paese mi sorride in modo sincero, scambio con lui alcune frasi di circostanza. Alle 7.30 di un sabato mattina lui continua a preparare caffè e donuts al distributore di benzina, godendosi questi 6 mesi di sole (o meglio di luce del giorno) che, da qui a poche settimane, termineranno in un altro buio e freddo inverno di altrettanti 6 mesi.

Ancora Ring road poi prima del tunnel sotto il mare devio (è vietato alle bici il tunnel) per il fiordo Hval. Il primo fiordo di una lunga serie. Questo sarà forse uno dei più belli e panoramici.

La strada costeggia il mare ma è un continuo sali scendi. Attorno a me campi coperti di balle di fieno avvolte nella plastica colorata, sembrano deliziosi murshmallows. La mia prima sosta trascorre al telefono con mia moglie che mi incita come se fossi il suo idolo sportivo.

Dalle montagne attorno a me si lanciano giù in picchiata ruscelli, torrenti e fiumi impetuosi. Acqua che disseta la terra e i prati e a volte anche me. Qua e là pecore e mufloni sporchi. Il mare è calmo, scuro e profondo, sembra un lago, solo le anatre che ci nuotano fanno oscillare delicatamente la superficie dell’acqua. 

Ritorno sulla Ring road. Mancano poco più di 20 km, piove e soffia un forte vento, così inizio a capire che qui in Islanda, a seconda delle condizioni meteo, le distanze in km possono sembrare molto impegnative. 

Arrivo a Borgarnes sotto il diluvio ed un cielo grigio, fradicio, in lontananza appare la sagoma dello Snaefelnessjokull, il vulcano di Jules Verne, innevato e illuminato dai raggi di un sole che qui non c’è.

Con questa visione apocalittica, che ripaga le fatiche della giornata, si chiude la seconda tappa di questo viaggio in Islanda in bicicletta. Al campeggio preferisco un ostello che per poco più di 20 euro mi restituisce una doccia e un letto caldi.

Ho già conosciuto i diversi umori dell’Islanda, anche i più tenebrosi. Ma una giornata grigia e piovosa qui ha un suo perché, quella sensazione di trovarsi in un luogo misterioso, lontano, desolato, selvaggio e a volte anche un po’ pauroso.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 3° tappa Borgarnes – Arnarstapi

KM PERCORSI

120,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

411,00 

Ti svegli con quella voglia di rimandare tutto di un altro giorno, perché sai già che sarà una giornata difficile, perché invece che un materassino gonfiabile sotto il sedere hai un materasso vero e sei avvolto in un piumone che ancora non ha finito di scaldarti dalla pioggia di ieri. Condividi la stanza con un ragazzo che russa beatamente, nonostante ciò ti sembra il posto più accogliente del mondo dove hai dormito.

Arnarstapi è a 120 km, dalle informazioni in mio possesso un tratto di strada relativamente semplice, lungo ma pianeggiante. Per me però, sarà l’esperienza più dura e ostile sui pedali, non solo in questo viaggio ma di tutta la mia vita.

Passa mezz’ora e arrivano pioggia e vento. Il vento è particolarmente forte e soffia di traverso.

Sto attraversando una vasta pianura sconfinata e desolata, abitata solo da qualche fattoria, non mancano poi le tipiche chiesette islandesi coi muri bianchi e tetto spiovente di un rosso vivace.

Ecco che improvvisamente esce il sole. I vestiti bagnati si asciugano grazie anche al solito generoso vento. 

Riesco a trovare anche la voglia di scattare qualche foto.

Una timida sensazione di gioia mi scalda lo stomaco, emozioni che non posso condividere con nessuno se non con qualche caprone e dei cavalli che brucano nei prati circostanti. Emozioni che rimangono strette nel mio pugno che afferra ben saldo il manubrio affinché il vento non mi sbatta al suolo. Quando proprio non riesco più a contenere queste emozioni, lancio un grido stonato.

Forse mia nonna aveva ragione quando, dopo che le dissi che sarei andato da solo 10 giorni in Islanda in bicicletta, mi rispose “ma con tutti I posti che ci sono per andare in bicicletta proprio in Islanda devi andare?”.

Cosa ci trovano di bello i cicloturisti nell’esplorare l’islanda in bicicletta? un posto ostile per pedalare, un’isola che giusto i vichinghi potevano abitare.

Domande che lascio volutamente senza risposta così che continuino a farmi compagnia nella mia testa. Quella paura di ammettere che ciò che ho tanto desiderato in realtà, è una grossa delusione. Sono tre i giorni trascorsi e ancora non so chi o cosa mi impediscono di gioire di questo viaggio. 

Ma poi inizio a capirci qualcosa; ogni viaggio infatti ha il suo significato profondo. L’Islanda è malinconica, desolata, misteriosa, ma per un ciclista che vuole trascorrere qui almeno una settimana, è una vita intera.

Inizio a capire che l’essenza di questo viaggio è il viaggio stesso, non importa dove sono e dove vado, l’importante ora è andare, spostarsi dal punto A al punto B, dove in mezzo non c’è niente ma c’è tutto, c’è vita.

Cicloviaggiatori, una razza rara e da proteggere.

La mia pedalata oramai ha qualcosa di assurdo e ridicolo. Sono inclinato a 45 gradi con tutta la bicicletta e le borse, il vento è talmente forte che rischio più volte di ritrovarmi disarcionato dalla sella, e le persone che incontro in macchina ridono beatamente.

Le pecore si nascondono tra i ciuffi d’erba piegati dal vento, le creste dei cavalli si spettinano, gli uccelli tentano di spiccare il volo ma alla fine ritornano a terra con le piume di traverso.

A pochi km da Arnarstapi finalmente il vento gira a favore e per un attimo ho creduto di volare. Arrivo stremato, con la faccia bruciata dal sole da una parte e dal vento dall’altra, un pugno di case sparse su una scogliera oltre la quale si vede il mare di Groenlandia.

Di piantare la tenda non ci penso nemmeno, notte in guesthouse e fish & chips a volontà.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 4° tappa Arnarstapi – Stykkisholmur

KM PERCORSI

110,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

716,00 

Risveglio in uno dei più comodi letti, a parte quello di casa mia, in cui abbia mai dormito. Dalla finestra entra un’aria frizzante che più che di mare sembra di montagna. Ma la tempesta di vento e pioggia ha lasciato il posto ad un cielo azzurro e limpido. Sono quelle mattine in cui senti il fresco ovunque. Mi faccio coraggio e mi alzo dal letto.

Nel parcheggio della guest house scambio due parole con due bolognesi giunti sin qui con le loro moto, mi chiedono scherzando se qualcuno mi ha obbligato a visitare l’Islanda in bicicletta, se devo scontare pene d’amore. A me pare che siano loro che non se la passano bene, sono anche caduti dalla moto mi dicono, a causa del vento del giorno prima. 

Imbocco la statale che compie il periplo della penisola e che si addentra nel parco naturale del vulcano che, costantemente ricoperto di neve sulla cima, domina questa prominenza fatta di terre selvagge e laviche, in questo lembo di Islanda che scompare nel mar di Groenlandia.

A Hellissandur mi concedo la prima colazione della giornata, dopo ben due ore di pedalata me lo merito, quindi proseguo fino a Olafsvik che è il principale centro abitato di questa zona.

Seduto su una panchina al sole mi godo attimi di estate vera, ci saranno 15 gradi.

La strada costeggia prati verde smeraldo che si arrampicano sui pendii fino a toccare la roccia marrone. Dall’altro lato invece, lunghe scogliere e spiagge di colore nero, le onde del mare che si infrangono sulla costa creano un effetto patina che sembra di osservare il mondo da un televisore degli anni 90.

A Grundafjordur un cono di terra, il Kirkjufell.

Il campeggio di Stykkisholmur è dopo la distesa di pietre laviche.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 5° Tappa Stykkisholmur – Thingeyri

KM PERCORSI

75,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

1.870,00 

Salgo sul primo traghetto per Brjanslaekur, unico punto di attracco della regione dei fiordi meridionale.

Lascio una terra esplorata per approdare su un’altra da esplorare, arrivando dal mare, come veri esploratori, salutando il mio amico Deen conosciuto durante il tragitto in nave, americano di Seattle che viaggia con la famiglia su una Dacia Duster a noleggio. 

Mi dirigo verso Flokalandur dove imbocco la strada sterrata numero 60. Fino a Thingeyri, meta della mia giornata, non troverò più l’asfalto.

La strada inizia a salire, dalle montagne si può godere di uno spettacolare panorama del mare mentre le cime più alte attorno a me sono ricoperte di neve.

Il paesaggio è molto selvaggio, mi sembra di vivere da solo su quest’isola, al bivio per Bildudalur sembra di essere finito in una terra perduta, magica, una terra in cui io sono l’unico abitante e la mia bicicletta l’unico mezzo per viaggiare.

Torno a scendere verso la costa e la terra si apre con le sue tipiche spaccature a fiordo dove l’acqua, protetta dal vento grazie agli stretti pendii, è calma.

La strada che qui costeggia il fiordo è lo scenario perfetto per un viaggio in bicicletta.

DYNJANDI

La cascata di Dynjandi è l’unico vero motivo per una sosta turistica ma le emozioni più forti oggi arrivano dal semplice fatto di pedalare in queste terre desolate, su questa strada selvaggia, con un barattolo di fagioli Heinz Beanz con salsa di pomodoro come unica riserva di cibo.

L’ultima salita che mi aspetta è veramente impegnativa, ripida, si arrampica per diversi km sino ad arrivare nel punto più alto di questa tappa. Da qui posso osservare il fiordo appena lasciato e  quello a cui sono diretto.

Un danese che urla e si sbraccia dal finestrino di una Renault bianca, sgommando via veloce e scomparendo al tornante successivo, è il tifoso numero uno di oggi.

La discesa dal colle è pura follia

Posiziono la tenda nel Campeggio di città per trascorrere la notte,  stanchezza infinita, difficile da dimenticare con una cena frugale. Ma un tramonto a mezzanotte in punto è la giusta ricompensa a tante fatiche.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 6° Tappa Thingeyri – Sudavik

KM PERCORSI

70,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

610,00 

Uscendo dal Campeggio incontro e conosco una coppia di signori di Bologna che viaggiano con un camion “camperizzato” dallo stile dakariano, oggi sono il loro eroe in bicicletta.

La pedalata di oggi si svolge su un percorso abbastanza semplice agevolato anche dal fatto che la montagna che mi separa da Isafjordur si può attraversare imboccando la galleria. Una grotta umida e fredda lunga 6 km e si arriva nel centro abitato principale di questa regione che sono i fiordi del nord-ovest.

Ad Isafjurdur devio per il centro città e mi immergo per qualche minuto in questo angolo di civiltà.

Riparto, percorro ancora 15 km arrivando così a Sudavik, un piccolo paesino in cui non c’è veramente nulla a parte un piccolo e silenzioso campeggio.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 7° Tappa Sudavik – Hotel Reykjanes

KM PERCORSI

115,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

840,00 

L’area camping era umida, qui in Islanda tutto è umido, siamo a nord e iniza anche a fare freddo, specialmente la notte. Sistemo i bagagli sulla bicicletta e parto per questa tappa dedicata ai fiordi, uno dietro l’altro sono in tutto 3, profondi, silenziosi, scuri e così perfetti. La visuale davanti a me è proiettata sulla regione disabitata dell’Hornstrandir.

Ancora non sono riuscito a scrollarmi di dosso il freddo della notte che dopo una cinquantina di km trovo una piccola casetta nera con i serramenti bianchi. All’interno servono caffè caldo e waffle con marmellata e panna montata. Il posto si chiama Littlibaer (Little bar). Per la bontà degli ingredienti e il calore che ti accoglie, questo luogo vale tutti i 10 euro spesi.

Uscendo da questo luogo senza tempo mi imbatto in una foca che gioca a pochi metri dalla riva, mostra con orgoglio i suoi baffoni neri, affatto spaventata dalla decina di turisti che si sono fermati ad osservarla, gioca nell’acqua con una certa vanità.

Uno stormo di gabbiani spicca il volo da una spiaggia, volano come un esercito unito e compatto per diverse centinaia di metri, sfiorando la superficie dell’acqua, alcuni si perdono, altri ritornano in acqua mentre i più temerari continuano questa corsa con me, siamo alla pari nessun vincitore.

Anche l’ultimo fiordo è contornato da cascate di ogni forma e ogni dimensione, acqua fresca che arriva dalla cima delle montagne e che mi disseta quando finisce quella della borraccia.

Mancano meno di 30 km ma sono quelli che nascondono i peggiori imprevisti, prima il vento e poi la salita.

E’ una sfida (psicologica) tra la tua mente, che cerca di sostenere il tuo fisico, e queste trappole che minacciano il tuo umore e la tua motivazione.

Cerco di distrarmi dal vento, a volte me la prendo con lui ma alla fine la soluzione è quella di farselo amico e vedere i lati positivi della sua presenza.

Un’ultima rampa e finalmente arrivo all’Hotel Reykjanes, una struttura fatiscente nel mezzo del nulla, ma almeno c’è un campeggio e una piscina di acqua calda che testo prima ancora di sistemare la tenda.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 8° Tappa Hotel Reykjanes – Holmavik

KM PERCORSI

89,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

894,00 

Una sola parola per descrivere la tappa di oggi, salita, una sola ma lunghissima salita, che si presenta dopo pochi km dalla mia partenza. Un cartello a bordo strada annuncia i seguenti 21 km di salita, pendenza (massima) sarà del 9%. Che fatica portare 20 kg di bagagli su da quella rampa.

Mi trovo su un altopiano, immerso tra le nuvole e a volte nella pioggia, finalmente arriva la discesa che però è una di quelle discese che non soddisfano. Dopo 21 km di ascesa speravo in qualcosa di più appagante. Complice anche il vento.

Poco prima di Holmavik incrocio un gruppetto di ciclisti italiani Il modo in cui ci salutiamo è… da italiani! sembra di assistere ad un tifo da stadio, urliamo parole e frasi indefinite sovrapponendo le voci una sull’altra, alla fine credo che né io né loro capiamo cosa ci siamo detti, che gioia e orgoglio essersi trovati proprio lì e proprio in quell’istante.

Arrivo a Holmavik, il campeggio è all’ingresso del paese, comodissimo davanti al supermercato, c’è anche una piscina ma non la utilizzerò, piazzo la tenda e mi rilasso.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 9° Tappa Holmavik – Borgarnes

KM PERCORSI

159,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

1.641,00 

Da Holmavik riparto presto, mi aspettano tanti km di asfalto e qualcuno di terra. Anche tanti metri di dislivello. Sono 2 le salite che affronterò, impegnative ma non impossibili. È una mattina meravigliosa, il cielo è calmo come il mare, il sole è caldo già dalle prime pedalate, la strada deserta.

Attimi di spensieratezza che non mi capitavano da tempo, viaggiare in Islanda in bicicletta comporta parecchio allenamento mentale, mente che per tutto il viaggio è stata messa duramente alla prova.

Osservo intanto la mia ombra che si proietta sull’asfalto, un’immagine vuota, monocolore, ma allegra. E’ così che mi sento mentre si avvicina la fine di questo viaggio, svuotato da tutto ma felice. Ombre ben definite ma sempre meno misteriose, magari un giorno capirò realmente cosa proiettiamo di noi là fuori, nel mondo, su una lingua d’asfalto. 

Questa volta la discesa è molto appagante. Attraverso il fiordo su una lingua d’asfalto appoggiata sul mare, una lunga striscia di cemento a forma di serpente ed io sono solo.

Arrivo a Budaldalur che è metà esatta della mia gita giornaliera. Nel solito supermercato di paese consumo il mio pasto seduto ad un tavolo davanti a due signori che addentano hot dog schizzando salse sulle loro mani rugose, silenziosi ed assorti nel loro pasto indossano camicie a quadrettoni di flanella e un paio di bretelle gli sorreggono i pantaloni scuri di velluto. Il ragazzo che sistema i panini nel reparto mi riempie gentilmente la borraccia d’acqua fresca, assomiglia e mi ricorda mio fratello, un volto pulito, timido e calmo sotto una chioma di capelli ricci. Gli dico dove sono diretto e lui, di risposta, mi augura buona fortuna, dice che la strada che farò attraversa le montagne ed è molto panoramica, lo ringrazio e ci salutiamo.

Paesaggi di campagna, i soliti campi verdi, fattorie colorate, cascate d’acqua che sembrano lanciarsi giù dal cielo e correre in mezzo a gole di roccia multiforme, fino a calmarsi quando si ricongiungono con il mare o il fiume.

Mi trovo poi immerso in paesaggi rocciosi ma pur sempre colorati e dalle forme gentili. Approdo nuovamente sulla ring road e mancano 35 km a Borgarnes, la principale statale islandese oggi sembra meno trafficata ma soprattutto ho il vento a favore che mi accompagna per mano fino alla fine di questa tappa. Per la prima volta in questo viaggio mi capita di arrivare in un luogo già visitato ed è come sentirsi a casa. Rivedere le stesse persone negli stessi posti ed è come se ci conoscessimo da una vita, quella vita che è passata dall’ultima volta che sono stato qui.

IN ISLANDA IN BICICLETTA – 10° tappa Borgarnes – Reykjavik

KM PERCORSI

119,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

598,00 

Oggi è l’ultima tappa di questo viaggio in Islanda in bicicletta ed io ho ancora voglia di pedalare, mancano poco più di 100 km ma sento già il sapore di vittoria mentre entro trionfante nella capitale islandese. 

Sarà una giornata particolare, pedalando attraverso luoghi conosciuti e familiari, solo a tratti poco accoglienti per via del vento, ma non ho fretta, mi basta arrivare, si avvicina quel momento tanto atteso e desiderato durante le notti fredde e umide in tenda, durante le salite e oltre le fatiche, il momento del ritorno a casa tra le braccia di mia moglie.

Il tavolo dell’area di sosta in fondo al Hvalfjord è ancora lì che mi aspetta, qui ho consumato il primo pranzo al sacco del mio viaggio, qui consumerò l’ultimo.

Mentre il primo giorno alcuni turisti giapponesi invadevano i miei spazi preziosi e silenziosi questa volta, con me, si siedono due signori danesi gentili e simpatici ma soprattutto abbastanza selvatici da non parlare mai troppo e non invadere mai troppo i miei silenzi. La stessa cosa faccio con loro. Mi fotografano, mi salutano e ripartiamo in direzioni opposte.

Arrivo a Mofallsbaer dove ho dormito la prima notte, non è cambiato nulla, il solito distributore, il solito minimarket annesso, sono tutti lì che pare mi aspettino.

Un bambino sulla sua bicicletta mi osserva da sotto il suo caschetto, passano alcuni secondi in cui i nostri sguardi si incrociano, poi improvvisamente il piccolo vichingo mi mostra il suo pollice in su come approvazione, non trattengo le lacrime, lo osservo allontanarsi, sulle spalle il suo zainetto con la bandiera islandese e penso, questo è il mio unico vero grande tifoso di questo viaggio. Gli auguro a bassa voce una vita da vero “Cyclingo“.

A Reykjavik in bicicletta e di nuovo in balia dei pensieri, la strada si riavvolge come il filo di lana del gomitolo che porto con me dal primo giorno, non occorre consultare mappe o gps, mi riconnetto con la civiltà, sono arrivato.

Un arrivo che ha poco di trionfale, autobus cittadini che sfrecciano a pochi centimetri dai miei gomiti mi strombazzano perché utilizzo le loro corsie. Ho trascorso troppi giorni lontano dalla civiltà. Il campeggio di Reykjavik sembra un accampamento con centinaia di tende colorate, jeep con tende sul tetto, camper.

Pochi invece gli sguardi dei presenti che attirano la mia curiosità, verso quel genere umano buono, innocente ed esploratore, i più sono sguardi di ragazzi invasati ed alcuni anche arroganti.

Ma poco importa, lasciatemi dormire che domani è un grande giorno, si torna a casa.

KM TOTALI PERCORSI

1.030,00

DISLIVELLO POSITIVO MT.

8.300,00 

 

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