PEDALANDO VERSO SUD


Dicembre, vigilia di Natale, il momento giusto per partire per un viaggio, la via Francigena in bici, si può fare, ho un conto in sospeso con il mio primo viaggio in bici.

Un viaggio lento, freddo, emozionante, a tratti commovente, che mi ha permesso di conoscere qualcosa in più del paese in cui vivo, l’Italia.

Un viaggio silenzioso e in solitudine, che è stato un viaggio anche introspettivo, in compagnia dei miei pensieri, delle mie emozioni, del mio corpo e delle conseguenti sensazioni.

Un viaggio organizzato in pochi giorni anzi, praticamente non organizzato, perché ho preferito affidarmi all’istinto, a quella voglia di esplorare, senza una precisa meta.

Ho pedalato per circa 1300 km, ho pedalato per 15 giorni, ogni giorno tranne uno, dalle 9 del mattino fino alle 4 del pomeriggio, seduto sul sellino della mia bici, la mia postazione di lavoro preferita, straordinari a parte.

VAL D’ARBIA
IN MEZZO ALLA TUSCIA VITERBESE
LUNGO MARE CALABRO

LA STRADA

Ho pedalato sulle strade toscane che sono quelle della Via Francigena e dell’Eroica, asfaltate ma anche sterrate, più che altro sono quelle che niente pianura da Camaiore alla Val di Paglia. Salite e discese a non finire, fatiche ricompensate con i meravigliosi panorami. Delle strade laziali ricordo solo una lunghissima e drittissima strada costeggiata da pini marittimi. Delle strade laziali ricordo che, più di una volta, ho perso i bagagli complice il fondo sconnesso. L’Appia antica ha un fondo maledettamente sconnesso, vuoi per le radici dei pini che letteralmente scoppiano l’asfalto, vuoi perché, da Roma, la percorri sul tradizionale fondo fatto di grandi pietre lisce e porfido.

LA VIA APPIA NUOVA

Ho percorso strade in contro mano e strade che erano vietate ai velocipedi, ero già in Campania, automobilisti e passanti mi guardavano male ma, poi mi sono reso conto del motivo, indossavo il caschetto. Le strade lucane sono state un breve assaggio e sembravano condurmi verso un mondo parallelo dove il tempo aveva deciso di fermarsi migliaia di anni prima. In Calabria avrei voluto restare per rubare un po’ di quelle succosissime arance che cadevano dagli alberi poco più in là. Avrei voluto restare, per attraversare l’Aspromonte, un luogo che odora di tempi antichi e selvaggi e risveglia il vichingo che è in me. Ma ho proseguito per la Sicilia, che mi aspettava con le sue strade panoramiche che collegano Messina a Catania, che salgono e scendono da Taormina. In 15 giorni di strade ne ho percorse tante, troppe, di vario tipo, fondo, colore e morfologia, ma la strada che ho preferito è stata quella che mi riportava a casa da mia moglie.

LA COSTA DI MARATEA

LE PERSONE

È stato un viaggio in cui ho parlato con pochissime persone, perché pedalavo e perché ero uno dei pochi a farlo. Perché non mi fermavo al ristorante, perché non uscivo la sera, perché i bed & breakfast erano quasi sempre vuoti. Ho conosciuto qualche ciclista, Ettore di Ciampino che mi ha guidato e portato via dal traffico della Appia, Domenico che mi ha tenuto compagnia da Vibo a Tropea la mattina dell’epifania. Ho conosciuto aspiranti ciclisti, Massimiliano di Formia, gestisce una Holiday House e il suo sogno è viaggiare in bicicletta ma sai, il lavoro, la moglie, il ginocchio non glielo permettono. Sono stato accudito e coccolato dalla signora Bertina del b&b di Montefiascone, dalle suore di Sorrento del convento / ostello di Castellammare di Stabia, dalla signora Silvia di Campagnano, meno dal suo cane che non sopportava la bicicletta con i bagagli. In compenso ho visto tanti volti, ognuno con le sue peculiarità, ognuno con la sua storia, che mi ricordano che l’Italia è tante facce quante regioni. Mi piace guardare le persone mentre più o meno scorrono nel flusso delle loro vite, capirne dagli sguardi, dalle movenze e dalle parole quello che invece non ho mai capito di me e della mia vita.

IL PAESAGGIO

Se guardare le persone diventava quasi un feticismo, guardare i panorami era una vera e propria goduria. Viaggiare in bicicletta è paragonabile a viaggiare in treno, soltanto lo fai più lentamente, puoi guardare il paesaggio che scorre e cambia ad ogni km attraverso il grande finestrino dei tuoi occhi. La differenza sostanziale è che sei tu il padrone del tempo e del viaggio, non paghi il biglietto e ne decidi soltanto tu le tappe e le fermate. Il paesaggio della Val d’Orcia è quello che mi ha impressionato di più. I suoi sinuosi colli colorati e il monte Amiata.

IL MONTE AMIATA DIETRO I COLLI
PANORAMA SULLA VAL D’ORCIA DALLA MIA CAMERA IN SAN QUIRICO

Ma l’Italia merita tutta, il Cilento per le sue sfumature di verde, ulivi e cactus convivono sulle stesse rive scoscese cui si affacciano come per lanciarsi giù, in un mare blu come il cielo.

Le rocce ripide della costa di Maratea, i laghi vulcanici del centro Italia, i boschi della Tuscia viterbese, la costa calabra  con i suoi frutteti di agrumi, la vista sulle isole Eolie e della Sicilia, l’infinito osservabile da Nicotera e da Taormina, l’Etna, che mi ha fatto compagnia negli ultimi 40 km di questo viaggio fino a quando entravo trionfante in Catania e venivo magicamente distratto dalle vetrine delle pasticcerie in cerca del cannolo che avrebbe premiato il mio trionfale arrivo.

IO E L’ETNA

CIBO

Me lo meritavo, la mia alimentazione non è stata abbondante come quando festeggiavo tutte le ricorrenze con i parenti, nemmeno è stata così attenta come avrebbe fatto un vero sportivo con l’obiettivo di 80/100 km al giorno. Amo mangiare e avrei trascorso le giornate saltando giù dal sellino della bicicletta per entrare in una di quelle tipiche trattorie toscane, in una di quelle invitanti pasticcerie, pizzerie o rosticcerie da street food incontrate da Napoli a Catania. Essere vegetariano mi ha aiutato, mi fermavo a pranzo soltanto per micro pasti o spuntini. La sera vinceva la voglia di rimanere in camera, nel letto, sotto le coperte, per rigenerarmi dalle fatiche del giorno. Nei ristoranti avrei speso tempo e soldi, allora mi rifornivo al supermercato, o meglio, nelle botteghe locali, poi in camera mi preparavo nutrienti legumi in scatola,  gustosi risotti e zuppe liofilizzate, il tutto accompagnato da fragranti cracker caserecci e da ottime birre industriali. Non è stato un viaggio culinario il mio. Qualche volta però mi sono concesso una prelibatezza locale e limitandomi a scelte veg, ho scoperto interessanti piatti e ingredienti molto più genuini delle bistecche alla fiorentina.

ODORI E PROFUMI

Odori e profumi. Uno fra tutti il profumo di caffè che è, ad oggi, il profumo che mi ricorda di più questo viaggio. Il caffè è un culto in tutto il mondo e in Italia lo veneriamo, io compreso, ma il gusto e il profumo del caffè da Posillipo a Catania è di un altro livello. Il mio olfatto si incontrava con il profumo di caffè appena tostato, lo accompagnavano dolci profumi di sfogliatelle, di cannoli, di cornetti caldi. Troppo spesso non sono riuscito a resistere (perché resistere?). Più delicato è stato il profumo di agrumi che mi ha accompagnato da Gioia Tauro ad Acireale. Arance, limoni, bergamotto, esalavano la loro essenza mediterranea. Viaggiare in inverno non è il periodo migliore per quello che offrono la natura e le fioriture, ma per fortuna esiste il clima mediterraneo che permette la ciclicità di specie e la sopravvivenza a gran parte delle piante e delle colture che in altri luoghi non sarebbe possibile. Perchè il profumo di cipolla a Tropea è molto intenso, è ancora lì nei campi che aspetta di essere raccolta mentre al nord, gli stessi campi, sono già da tempo sommersi dalla e nella nebbia.

LE CITTA’

Ho attraversato città e paesi incredibilmente disabitati, altri invece strabordanti di gente. Quei luoghi che non meritano nemmeno una deviazione. E a pensarci bene non c’era niente di interessante.

SCILLA – LUNGOMARE

Ma quando pedali da solo, mangi da solo, dormi da solo tutti i giorni, entrare nella vita di questi luoghi mi faceva stare bene, più sicuro, mi scaldava più dei deboli raggi di sole di queste brevi giornate invernali. Anche del più anonimo paesello porto con me un dolce ricordo. Botteghe e piccoli supermercati sostituivano i tradizionali centri commerciali. Ho rivisto così le vie del centro brulicare di persone che si incontravano con altre persone, che si stringevano la mano e si abbracciavano, i bottegai che chiacchieravano con i loro clienti.  Ho visto addirittura quattro ragazzi per la strada giocare a torello, mi sono commosso. Viaggiare da solo è affascinante, soprattutto quando riesci ad entrare in stretto contatto con la vita che ti circonda, che sia la natura, un animale o una vita umana, sentire la connessione con tutti e tutto.

PISCIOTTA – PALINURO

COSA RIMANE

Nel viaggio in bici, come in quello a piedi, vedi l’anima dei luoghi e delle persone, alleni e sviluppi tutti i 5 sensi. Quando pedali la mente viene rapita dai pensieri e solo poco alla volta, con il procedere del viaggio, ti liberi di questi pensieri, ti senti così leggero, si aprono quindi gli occhi del cuore e vivi le emozioni più intensamente. Raggiungi i tuoi obiettivi quotidiani soltanto con la forza del tuo corpo e della tua testa, le insicurezze della vita te le scrolli al culmine di una lunga salita, ti commuovi perché ti senti invincibile ma allo stesso tempo perché ti senti morire. E rinasci ogni mattina quando salti in sella e capisci che ti aspettano strade, sole, incertezze, pericoli e conquiste.

TRAMONTO DALLA COSTA DI SORRENTO

Viaggiare da solo ti costringe a rivolgere dentro di te la maggior parte dei dialoghi, parole silenziose che a volte fanno bene, a volte molto male, ma sono tue e soltanto tue.

CATANIA – PIAZZA DUOMO – SCENDO DALLA BICI

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